Green Pass In Azienda Privata

Entro il 15/10/2021 le aziende dovranno dotarsi di procedure interne efficaci per adempiere all’obbligo imposto dal D.L. 127/2021 relativo al controllo e verifica del possesso del green pass da parte dei dipendenti e collaboratori che accedono all’interno dei locali aziendali.

Se da un lato l’obbligo di controllo imposto dal Decreto Legge è uno strumento indispensabile per poter arginare la diffusione del virus Covid 19, dall’altro lato potrebbe causare delle difficoltà organizzative al datore di lavoro che punta sempre ad organizzare l’attività lavorativa in modo efficiente.

Pertanto, ogni azienda dovrà cercare di contemperare l’obbligo imposto dalla legge con l’interesse ad organizzare proficuamente la propria attività.

Le sintetiche indicazioni fornite dalla normativa hanno generato non pochi dubbi interpretativi.

Lo scopo di questo elaborato è pertanto fare un po’ di chiarezza senza alcuna pretesa di esaustività.

 

In primo luogo, è bene chiarire che il green pass non costituisce un dispositivo di sicurezza (al pari ad esempio delle scarpe infortunistiche) ma è un documento che certifica l’esistenza di una delle seguenti 3 ipotesi: lo stato di guarigione dal Covid- 19; un risultato negativo al test molecolare/anti-igenico nelle ultime 48 ore; la somministrazione del vaccino.

Pertanto, l’obbligo del green pass non fa venir meno tutte le procedure e misure adottate dalle aziende per contrastare la diffusione del virus (per esempio, deve essere mantenuto il distanziamento di almeno 1 metro, è necessario indossare la mascherina etc. etc.).

 

 

 

  1. A chi si richiede il green pass?

    Il green pass viene richiesto ai dipendenti dell’azienda che accedono ai locali aziendali e a tutti i soggetti che a qualsiasi titolo svolgono attività di formazione, di volontariato o attività lavorativa in forza di contratti di somministrazione o di collaborazione.

  2. Quando e come devono essere eseguiti i controlli?

    La legge richiede che la verifica del possesso del green pass avvenga al momento dell’accesso ai locali aziendali (“prioritariamente”). Per esigenze aziendali è consentito il controllo a campione.

    La verifica può essere eseguita personalmente dal soggetto incaricato all’accertamento al momento dell’ingresso o mediante sistemi automatici integrati con l’applicazione “Verifica C19” già messa a disposizione dal Ministero.

    Per quanto riguarda gli strumenti di controllo, oltre all’applicazione “Verifica C19” il DPCM 12/10/2021 ha chiarito che verranno messe a disposizione dei datori di lavoro sia pubblici che privati funzionalità che consentono una verifica quotidiana e automatizzata del possesso delle certificazioni:

    – l’integrazione del sistema di lettura e verifica del QR code del certificato verde nei sistemi di controllo agli accessi fisici, inclusi quelli di rilevazione delle presenze, o della temperatura;

    – per i datori di lavoro privati con più di 50 dipendenti l’interazione asincrona tra il Portale istituzionale INPS e la Piattaforma nazionale-DGC;

    Ai fini delle verifiche del possesso del green pass sarà in ogni caso necessario che:

    – vengano individuati e nominati con apposito atto i soggetti incaricati dell’accertamento e verifiche di cui alla legge. Se il lavoro è organizzato in turni, sarà necessaria la presenza per
    ciascun turno di un soggetto o più soggetti incaricati dell’accertamento;
    – Le verifiche avvengano esclusivamente così come indicato nel D.L. 127/2021 e nel DPCM 12/10/2021;
    – Non vi sia registrazione dei dati dei soggetti sottoposti a controllo nel rispetto della normativa sulla privacy.

    Ciò che è consentito è raccogliere dei dati ai fini statistici (per esempio il numero dei soggetti controllati durante il giorno), il nome del dipendente che si presenta a lavoro senza green pass (o non si presenta al lavoro) al fine di segnalare la circostanza all’Ufficio risorse umane affinché possano essere misure adeguate ossia l’assenza ingiustificata senza conseguenze disciplinari e senza attribuzione di retribuzione /compenso o altri emolumenti per il giorno di assenza.

    Come già sopra evidenziato il controllo a campione dei dipendenti è ammesso dalla legge in relazione all’organizzazione del lavoro da parte del datore di lavoro.

    Per esempio, è plausibile che una azienda con centinaia di dipendenti, nonostante le misure adottate non sia in grado di controllare tutti i dipendenti che accedono all’azienda, perché ciò comporterebbe dei ritardi nella produzione: ecco che in tale caso l’azienda potrebbe ricorrere al controllo a campione dei dipendenti anche durante lo svolgimento del turno di lavoro (accanto al controllo di un certo numero di dipendenti al momento dell’accesso in azienda)

    In ultimo si evidenzia che le norme sui controlli e le sanzioni non si applicano ai lavoratori esenti dalla campagna vaccinale (si fa riferimento alle persone per cui la vaccinazione è controindicata dal punto di vista medico) purchè presentino certificazione medica dotata di apposito “QR Code” rilasciata secondo i criteri indicati con circolare del Ministero della Salute.

    Pertanto, non è sufficiente qualsiasi certificato medico prodotto, ma quella rilasciata da soggetti autorizzati, i medici vaccinatori dei servizi vaccinali delle aziende e degli enti dei servizi sanitari regionali, i medici di medicina generale di libera scelta dell’assistito che operano nell’ambito della campagna di vaccinazione anti-Sars-CoV-2 nazionale.

  3. Cosa accade se durante la permanenza del lavoratore il green pass di cui è in possesso perde di validità?

    Il dipendente dovrà essere allontanato e, quindi, verrà considerato assente ingiustificato ma alcun provvedimento disciplinare potrà essere adottato nei suoi confronti, salvo il caso in cui l’azienda abbia informato tutti i dipendenti del fatto che il green pass deve essere valido per tutta la durata del servizio.

    Pertanto, si consiglia all’azienda di adottare un’informativa da consegnare a tutti i dipendenti in cui venga precisato la durata di validità del documento, specificando che la volontaria violazione di tale condotta da parte del dipendente consapevole della scadenza del green pass, può essere valutata anche sotto il profilo disciplinare. Ulteriore informazione che si ritiene opportuno fornire al lavoratore, pena l’attivazione di un procedimento disciplinare nei suoi confronti, è quella di far comunicare al lavoratore la scadenza del green pass durante il servizio, affinché l’azienda possa organizzare l’attività e adottare tutte le misure previste dalla legge (l’allontanamento del lavoratore fino al rilascio di un green pass valido). Sempre per consentire all’azienda di poter organizzare in modo efficiente la propria attività, si ritiene opportuno che all’interno di tale informativa venga indicato al lavoratore di avvertire l’azienda nel caso di mancato possesso/scadenza del green pass affinché poi vengano adottate tutte le misure previste dalla legge.

  4. Quando è necessario comunicare le violazioni al Prefetto?

    In alcuni casi l’azienda ha l’obbligo di comunicare al Prefetto le violazioni riscontrate a seguito dei controlli effettuati. Ma quali sono tali violazioni? Si fa riferimento all’ipotesi in cui un lavoratore senza green pass entra in azienda, o produce un green pass falso.

    In tali ipotesi sarà poi possibile per l’azienda attivare anche il procedimento disciplinare.
    Viceversa, non è necessaria la segnalazione al Prefetto quando il lavoratore accede ai locali con green pass valido che però diventa invalido durante il servizio: in tal caso dovrà essere allontanato dal luogo di lavoro e adottata la misura dell’assenza ingiustificata e della mancata retribuzione come già sopra detto.

  5. Per ovviare al problema dei lavoratori senza green pass, si può far ricorso allo smart working o al lavoro agile?

    Sul punto la legge nulla dice. Tuttavia, se è vero all’azienda spetta decidere come organizzare la propria attività lavorativa in base alle proprie esigenze è anche vero che lo smart working e/o lavoro agile non dovrebbe comportare -nemmeno potenzialmente- una disparità di trattamento tra il dipendente che è in possesso del green e che quindi è richiamato in azienda e chi invece non lo ha.

  6. Per le aziende con meno di 15 dipendenti si applicano le stesse regole?

    Anche alle aziende con meno di 15 dipendenti di applicano le norme di cui al D.L. atteso che non viene fatta alcuna distinzione basata sul numero di dipendenti.

    Tuttavia, per le piccole aziende la legge ammette la possibilità di sostituire il lavoratore assente al fine di permettergli di organizzare proficuamente la propria attività, ove anche la mancanza di un lavoratore potrebbe pesare.

    In particolare, la norma consente al datore di lavoro di sostituire il dipendente assente da 5 giorni con altro lavoratore per un periodo pari alla durata del contratto di lavoro per sostituzione e comunque non per un periodo superiore a 10 giorni rinnovabile per una sola volta ed entro il termine del 31/12/2021.

    Quindi cosa dovrà fare il datore di lavoro entro il 15/10/2021?

    Si consiglia di:

    1) Predisporre una procedura di controllo adeguata alle esigenze aziendali, individuando i delegati che possono effettuare i controlli con regolarità;

    2) Rendere omogenee le regole di condotta di smart working/lavoro agile con quelle di rientro in ufficio, al fine di non gravare sulla motivazione dei dipendenti e non creare discriminazioni tra dipendenti possessori e non possessori di green pass;

    3) Aggiornare i protocolli di sicurezza ricordando che il green pass non costituisce una misura di sicurezza con la conseguenza che tutte le misure generali devono rimanere in vigore;

    4) Predisporre un’integrazione del regolamento aziendale in cui vengano previste le sanzioni conseguenti al mancato rispetto delle norme in materia di Green pass.

     

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